Luce Blu
Medicina e chirurgia estetica
La Luce Blu in medicina estetica
Molti dei trattamenti oggi utilizzati in medicina estetica si basano su un principio apparentemente paradossale: provocare un danno controllato per stimolare una risposta biologica di riparazione e, attraverso questa risposta, ottenere un miglioramento della qualità del tessuto cutaneo.
Tecniche comunemente utilizzate in medicina estetica, come laser frazionati, microneedling, radiofrequenza transcutanea, hanno modalità di azione differenti, ma condividono questo meccanismo.
Il trattamento produce infatti uno stimolo biologico che l’organismo interpreta come una forma di lesione.
Come nel processo di guarigione di una lesione cutanea, l’infiammazione acuta è una componente fisiologica indispensabile di questo processo di rigenerazione.
Per questo motivo, dopo un trattamento è normale osservare alcuni segni clinici che sono espressione di una risposta infiammatoria, come rossore, bruciore, edema ed eritema.
Questi effetti, se pur transitori, sono un disagio per il paziente e talvolta possono andare fuori controllo sia per l’intensità che per la durata.
La Fotobiomodulazione con Luce Blu, grazie alla sua azione di regolazione dell’infiammazione, se applicata dopo il trattamento estetico, può contribuire a ridurre i tempi di recupero ed il disagio del paziente.
La Luce Blu in chirurgia estetica
Nella chirurgia estetica un elemento determinante per la percezione finale del risultato è rappresentato dalla qualità della cicatrice. Per ottenere una cicatrice sottile, piana, elastica e il più possibile integrata con la cute circostante, è fondamentale, oltre all’impiego di un’appropriata tecnica di incisione e sutura, favorire una riparazione tissutale ottimale, in grado di procedere senza ostacoli.
Ogni incisione chirurgica determina infatti una lesione dei tessuti che deve essere successivamente riparata attraverso un complesso processo biologico durante il quale intervengono cellule e mediatori chimici differenti, in un equilibrio estremamente delicato.
Un’infiammazione troppo intensa o prolungata, così come un’attività riparativa non adeguatamente regolata, può alterare l’organizzazione della matrice extracellulare e contribuire alla formazione di una cicatrice più evidente, fino anche alla formazione di noduli cheloidei che si sviluppano oltre il sito originale della ferita.
La Fotobiomodulazione con Luce Blu può essere utilizzata come terapia adiuvante, in quanto attraverso la modulazione dell’infiammazione, del metabolismo cellulare e dell’attività dei fibroblasti, interviene su alcuni dei meccanismi biologici che determinano una migliore morfologia della cute riparata.
La Fotobiomodulazione con Luce Blu può essere utilizzata come terapia adiuvante, in quanto attraverso la modulazione dell’infiammazione, del metabolismo cellulare e dell’attività dei fibroblasti, interviene su alcuni dei meccanismi biologici che determinano una migliore morfologia della cute riparata.
La Luce Blu nel trattamento dei cheloidi
La Luce Blu è in grado di modulare l’attività metabolica e di proliferazione dei fibroblasti, uno dei principali “registi” della fase di ricostruzione della matrice extracellulare.
I fibroblasti sono infatti coinvolti nella produzione e nell’organizzazione del collagene e di altre componenti della matrice.
La qualità della riparazione dipende dall’equilibrio tra produzione, organizzazione e successivo rimodellamento della matrice.
Una deposizione eccessiva o disorganizzata di collagene può contribuire a una cicatrice più spessa, rigida o rilevata (cicatrice ipertrofica) o alla formazione di cheloidi.
Di conseguenza, modulare l’attività dei fibroblasti significa potenzialmente regolare una delle variabili biologiche che contribuiscono alla qualità della cicatrice.
Grazie alla sua capacità di modulare l’attività cellulare coinvolta nella riparazione, la Fotobiomodulazione con Luce Blu, inserita all’interno di protocolli clinici che prevedano la rimozione o la riduzione dei cheloidi, può contribuire a ridurre il rischio di insorgenza di recidive che risulta essere molto alto e può superare il 50% in caso di sola rimozione chirurgica, senza trattamenti combinati.
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